– Carletto, ti vedo un pò pensieroso e imbronciato…sarà forse perchè sta arrivando l’autunno?

– No mamma! Non sono mica un cazzo di bambino meteoropatico!

– Carletto!! Non essere così scurrile con la mamma! E allora cosa ti rende così cupo?

– L’incertezza del domani, mamma! Un dubbio che sento montare sempre più grande dentro di me ogni giorno che passa e che mi fa domandare se ne valga veramente la pena entrare in fabbrica anche oggi?

– Certo che ne vale la pena Carletto!! Ricordati che il tuo sacrificio di oggi servirà un domani a milioni di lavoratori che anche grazie a te vedranno riconosciuti i diritti che tu adesso non hai!

– Ecco mamma, io sto sbattimento me lo faccio anche… se poi però da certe conquiste non si torna più indietro. Metti che poi tra cent’anni arriva il primo pirla che passa che si inventa che i lavoratori non devono avere più certi diritti…non so come dire…

– Cosa vuoi dire Carletto?

– Voglio dire che così io me la piglio in culo!!

– Carlettooo!! Non parlare mai più in questo modo! Tu devi andare in fabbrica a lavorare…non hai nessun diritto di stare a casa, ti licenziano altrimenti!!

– Brava mamma! Hai centrato perfettamente il problema…NON HO NESSUN DIRITTO! Quindi visto che stai dalla mia parte, io vado a prendere il mio sacchetto di biglie, mi siedo fuori dalla fabbrica e aspetto di vedere che piega prende la faccenda di questa minchiata del jobs act.

– Carlettoooo!!! Se non la smetti di parlare così quelle biglie te le ficc…

Uhm che palle…quanto manca all’invenzione del telefono azzurro così ‘sta rompicoglioni me la levo di torno per sempre?

– Va bene mamma, le biglie non le prendo! Prendo la pista delle macchinine così sei più tranquilla…

 

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