Quando eravamo piccolini c’era qualcuno che ci diceva che se facevi certe cose con le mani finivi con il diventare cieco, per fortuna giocare a Subbuteo non rientrava fra i passatempi manuali banditi dalla Conferenza Episcopale Italiana, perchè altrimenti molti di noi maschietti oggi vedrebbero la vita così…

Parlare del Subbuteo significa parlare di anni in cui i ritmi di gioco dei ragazzini erano incredibilmente lenti, anni in cui c’era una specie di fuso orario pomeridiano che spalmava il tempo, come se fosse Nutella su una fetta biscottata.

Provate a pensare un attimo ad un ragazzino che oggi decide di giocare a calcio con la playstation: tira fuori la consolle, l’attacca alla tv, sceglie la squadra, pronti…start! Dal pensiero all’azione passano si e no 3 minuti.

E adesso tornate indietro al tempo polveroso di quando si giocava a Subbuteo…seguite con attenzione tutte le tappe:

  • Ehi, ho proprio voglia di giocare a Subbuteo!

  • Verifico che il tavolo della cucina sia libero e non ci sia la mamma che sta stirando o cucinando!

  • Tiro fuori il panno del subbuteo, cerco lo scotch (non si sa per quale dannato motivo, ma lo scotch non si trova mai), e inizio a fissare il campo.

  • Mannaggia! ci sono troppe pieghe, devo tirare meglio il campo; levo lo scotch, rimetto lo scotch…ok adesso il campo di gioco è a posto!

  • Scelgo le due squadre, fisso le porte, dispongo i giocatori e parto!

Dal tempo del pensiero al tempo dell’inizio del gioco sono passati almeno quaranta minuti…praticamente un’intera era geologica nella vita di un bambino!

Un tempo infinito in cui consolidavi la tua motivazione a giocare veramente a Subbuteo. A quel punto non esisteva interrompere una partita a metà per giocare a qualcosa d’altro…avevi fatto talmente fatica a montare tutto che poteva entrarti il cirque du soleil in casa, ma prima finivi almeno una partita intera (che erano o due tempi da venti minuti o due tempi da trenta minuti). Di solito però facevi almeno due partite, e se la mamma non ti buttava fuori dalla cucina facevi pure il mini-torneo.

Non tutti i bambini ovviamente dovevano sperare che il tavolo della cucina fosse libero per poter giocare. Capire dove e come veniva posizionato il campo del Subbuteo serviva a collocarti con esattezza in una classe sociale ben precisa. Facciamo un rapido excursus…

  • devo sperare che il tavolo della cucina sia libero perchè non ho un altro posto dove stendere il panno: bambino molto povero

  • ho la mia cameretta e devo attaccare il panno per terra con la conseguenza che patirò dolori atroci alle ginocchia per tutta la vita: piccola borghesia

  • posso fissare il panno del Subbuteo su una tavola di compensato che tengo fissa dietro la porta e che poi appoggio sul tavolo grande in cameretta: media borghesia solida

  • stendo non solo il panno, ma anche le tribune su un grosso tavolo che ho in taverna o in sala giochi di fianco al flipper a cui gioca il mio papà: figlio di Agnelli!

Torniamo al titolo del post! avere il Subbuteo…mica la playstation… il passo successivo è scegliere la propria squadra e io scelgo il Milan!

La playstation ti seleziona il Milan, ti fa scegliere l’undici titolare e cazzarola Ibrahimovic l’hanno fatto proprio uguale a lui…adesso caricano pure i difetti comportamentali…per cui Ibra fa lo stronzo e sputa in continuazione pure quando ce l’hai alla playstation….a te non resta che schiacciare i bottoni più velocemente del tuo avversario…

E invece guardateli qui sotto i nostri mitici calciatori del Subbuteo…fissi, plastici (nel senso che son fatti di plastica) immutabili, sempre uguali a loro stessi…

effettivamente assomigliano a Ibrahimovic, ma pure a Milito, ma pure a te stesso, ma pure al panettiere sotto casa…e allora via libera all’anarchico flusso di fantasia e totale libertà di pensiero e di azione…proprio come deve essere il gioco di un bambino…

Eppoi si sa! il gioco è anche narrazione…

Alla playstation la telecronaca te l’hanno già caricata e te la trovi già fatta, al Subbuteo la telecronaca te la facevi tu…compreso il rumore della folla e il boato del goal!!( che se avevi un pò di tosse con il catarro il sordo rumoreggiare della folla ti veniva benissimo!!)

E così mentre giocavi ti esercitavi anche con l”italiano, imparavi a ripetere i termini tecnici sentiti nelle radiocronache di Sandro Ciotti ed Enrico Ameri e finivi con l’allargare il tuo vocabolario…insomma se giocavi tanto a Subbuteo finivi pure con il fare meglio i temi a scuola e mamma e papà erano contenti!

A testimonianza di quanto dico ecco questo simpatico ragazzino, Andrea Piccaluga, campione mondiale juniores di Subbuteo nel 1978 e divenuto poi professore ordinario di economia alla facoltà universitaria di Lecce.

I giochi belli che non ti stufano mai sono quelli semplici…

La playstation sarà pure super tecnologica e super aggiornata, ma avere la versione con il nostro caro Ibrahimovic nel Milan mentre lui nel frattempo ha già cambiato 3 squadre ti fa sentire costantemente fuori moda…lo fanno apposta per instillarti nel cervello la frenesia dell’upgrade.

Con il Subbuteo ti potevano rivoltare la squadra al mercato di gennaio…ma il tuo undici di plastica era sempre quello…non avevi mica bisogno di andare a comprarti un’altra squadra del Milan…e infatti il Subbuteo è la prova lampante che nel calcio i giocatori passano ma i colori restano!

Eccola nella foto qui sotto la tua inossidabile squadra…

Insomma per restare nel linguaggio calcistico, non c’è partita…Subbuteo batte playstation 4 a 0 e si potrebbe andare avanti ancora in questo impietoso paragone…

Fermiamoci qui e diamo il giusto tributo ad un’opera imperdibile per tutti coloro che hanno amato, e amano tuttora il Subbuteo…

infatti delle sue origini, della sua storia e delle sue regole ne parla un libro che val la pena di essere acquistato solamente per il sottotitolo…”STORIA ILLUSTRATA DELLA NOSTALGIA”…

e chi prima d’ora era mai riuscito ad illustrarla…la nostalgia?

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